Le Onde è un capolavoro letterario, il punto in cui si incrociano tutte le esperienze di Virginia Woolf, la realizzazione finale della sua personalità intesa come interiorità pura e come entità letteraria. Questo lo dice la lunghissima e tormentata gestazione, lo dice soprattutto la complessità a cui è pervenuta dopo l'enorme sforzo creativo che l'ha prodotta. Lo dice il fatto che la materia non è classificabile, né assimilabile a qualcosa di conosciuto. Ma io lascio. Io continuo ad aggrapparmi ad altro. Al faro credo sia molto più di un romanzo, un'opera strutturata, enorme, in cui le strutture sono completamente invisibili e si intuisce altra strada da percorrere. Io le impalcature non voglio vederle. Qui c'è solo impalcatura, uno scheletro le cui carni sono già imputridite e finite, divorate dai vermi. Non so più dove finisce la struttura e dove comincia l'inganno. Non la menzogna, quella che Bernhard troverebbe addirittura inevitabile, ma l'inganno di un artificio che non lascia trapelare la volontà di chi lo usa, ma solo il suo insondabile terrore.
Io passo. Resto. Questo è l'esito finale, a cui evidentemente non è ancora il momento di arrivare.
E non mi faccio portare via da queste Onde.
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03/05/12
01/07/11
Al faro (e ritorno)
Chi abbia letto Al faro sa cosa voglia dire sentirsi attraversati dallo sguardo indifferente della natura; cercarvi un posto, masticare dettagli e premonizioni del momento vissuto insieme con le ombre. Sa cosa significhi tentare di quietare il tragico rimbalzare di domande e di risposte lasciate lì a evaporare in aliti di polvere su assi di legno, immobili, ricoperte da muffe delicate, silenzi interrotti dai lamenti del vento. Non è il tempo quanto piuttosto la sua assenza, un aprirsi improvviso di palpebre, una vibrazione dell'aria che subito trova una ragione in se stessa e in nient'altro, di cessare. Il filo logoro si snoda tra le dita di Sylvia Plath, che quel posto non trovò mai, mentre deificandosi continuava ad opporre la propria esistenza mentale al fremito delle foglie, e arriva trasfigurato fino a Wallace che lo raccoglie e annodando e annodando compulsivamente ricrea il suo schema folle, labirinto claustrofobico di una natura deturpata in ogni modo possibile, resa irriconoscibile tanto che perfino il desiderio di trovarvi un posto è ormai impossibile da individuare. La "vita domestica" prende il sopravvento ma nessuno riesce a comprenderla, niente che sia vita interiore sa più riconoscersi, così come non riconosce la natura.
Sembra che il mio viaggio sia compiuto, sembra che approdata a questo faro abbia raggiunto un limite, lama che separa definitivamente l'uomo dal mondo da quando partii lungo la strada di Swann - dove la natura trafiggeva l'io proustiano, lo dominava, lo avvolgeva accogliendolo nell'alveo del tempo, ed era la sola via da percorrere. Adesso non resta che azzardare il salto, squarciare il velo sottile oltre il quale cercare risposte che potrebbero non arrivare mai. Oppure tornare indietro, e rifugiarmi nell'immagine illusoria di un'innocenza a cui non saprei più credere.
"Mentre l'estate si avvicinava, e le sere si allungavano, agli speranzosi, ai vigili, che passeggiavano sulla spiaggia, apparvero immagini le più strane - carni trasformate in atomi che il vento trasportava, stelle che guizzavano nei cuori, rupi, mare, nuvole, messi lì apposta tutti insieme per riunire all'esterno gli elementi dispersi di una visione interiore. In quegli specchi che sono le menti umane, in quelle pozze di acque inquiete in cui di continuo le nuvole mutano e si formano delle ombre, i sogni persistevano, ed era impossibile resistere alle strane premonizioni che i gabbiani, i fiori, gli alberi, gli uomini, le donne, e fin la bianca terra sembravano proclamare (ma se interrogati, pronti a ritrattare): il bene trionfa, la felicità vince, l'ordine predomina. Impossibile resistere allo stimolo insolito di vagare in ogni direzione alla ricerca di un bene assoluto, un cristallo di intensità, distante dai piaceri conosciuti e dalle virtù familiari, estraneo ai processi della vita domestica, unico, duro, luminoso, come un diamante nella sabbia, che fa sicuro chi lo possieda."
(V. Woolf, Al faro)
27/04/10
Pretesti
"Assurda - era assurda. Ma il suo fascino era irresistibile, almeno per lei, e si ricordava di quando era rimasta immobile su in camera sua con la borsa dell'acqua calda in mano, a ripetere a voce alta: "E' sotto questo tetto ... é sotto questo tetto!".
No, ora quelle parole non significavano assolutamente più nulla per lei. Non riusciva a recuperare neppure un'eco dell'antica emozione. Ma si ricordava di come s'era fatta di ghiaccio per l'eccitazione, e s'era pettinata in una specie di estasi (ora l'antica sensazione le tornava, mentre si toglieva le forcine, le poggiava sulla toeletta, e prese a pettinarsi), coi corvi fuori che volavano vistosi nella luce rosata della sera, e s'era vestita, ed era scesa, e mentre attraversava il corridoio pensò che "se ora dovessimo morire, questo sarebbe il momento più desiderabile". Era quella la sensazione - la stessa di Otello, e la sentiva, ne era convinta, con la stessa forza con cui Shakespeare intendeva che la sentisse Otello, tutto perché andava giù a cena con il suo abitino bianco, per incontrare Sally Seton!
Lei indossava un abito di organza rosa - possibile? Comunque sembrava tutta luce, splendeva come un uccello o del pulviscolo che voli in casa, s'attacchi per un attimo a un rovo. Ma non c'é niente di più strano, quando si é innamorati (e questo cos'era se non essere innamorata?), della completa indifferenza agli altri. Zia Helena subito dopo cena si ritirava; papà leggeva il giornale. Forse c'erano Peter Walsh e la vecchia signorina Cummings; c'era senz'altro Joseph Breitkopf, perché veniva tutte le estati, poveretto, e stava settimane intere, col pretesto di farle studiare il tedesco, ma in realtà suonava il piano e cantava Brahms senza un'ombra di voce.
Ma tutto questo non era che lo sfondo per Sally."
(Virgina Woolf, La signora Dalloway)
No, ora quelle parole non significavano assolutamente più nulla per lei. Non riusciva a recuperare neppure un'eco dell'antica emozione. Ma si ricordava di come s'era fatta di ghiaccio per l'eccitazione, e s'era pettinata in una specie di estasi (ora l'antica sensazione le tornava, mentre si toglieva le forcine, le poggiava sulla toeletta, e prese a pettinarsi), coi corvi fuori che volavano vistosi nella luce rosata della sera, e s'era vestita, ed era scesa, e mentre attraversava il corridoio pensò che "se ora dovessimo morire, questo sarebbe il momento più desiderabile". Era quella la sensazione - la stessa di Otello, e la sentiva, ne era convinta, con la stessa forza con cui Shakespeare intendeva che la sentisse Otello, tutto perché andava giù a cena con il suo abitino bianco, per incontrare Sally Seton!
Lei indossava un abito di organza rosa - possibile? Comunque sembrava tutta luce, splendeva come un uccello o del pulviscolo che voli in casa, s'attacchi per un attimo a un rovo. Ma non c'é niente di più strano, quando si é innamorati (e questo cos'era se non essere innamorata?), della completa indifferenza agli altri. Zia Helena subito dopo cena si ritirava; papà leggeva il giornale. Forse c'erano Peter Walsh e la vecchia signorina Cummings; c'era senz'altro Joseph Breitkopf, perché veniva tutte le estati, poveretto, e stava settimane intere, col pretesto di farle studiare il tedesco, ma in realtà suonava il piano e cantava Brahms senza un'ombra di voce.
Ma tutto questo non era che lo sfondo per Sally."
(Virgina Woolf, La signora Dalloway)
12/03/10
Identità
"Si manteneva bene, era vero; e aveva delle belle mani e dei bei piedi; e vestiva bene, considerato il poco che spendeva. Ma spesso questo corpo che portava (si fermò a osservare un dipinto olandese), questo suo corpo, con tutte le sue facoltà, le sembrava non valesse nulla - proprio nulla. Ebbe la curiosa impressione di essere invisibile; non vista; non conosciuta; e non c'erano né matrimonio, né figli, ma soltanto quella stupefacente, e piuttosto solenne processione insieme con tutti gli altri, su per Bond Street; e questo era essere la signora Dalloway, non più Clarissa, ma la moglie di Richard Dalloway."
(Virginia Woolf, La signora Dalloway)
(Virginia Woolf, La signora Dalloway)
05/03/10
Identità
"La nostra stessa anima ci è ignota, figuriamoci l'anima degli altri. Gli umani non vanno insieme tenendosi per mano lungo tutto il loro percorso. C'é una foresta vergine in ciascuno, un nevaio dove neppure gli uccelli mettono piede. Qui ciascuno procede da solo e è meglio così. Sarebbe insopportabile godere sempre di simpatia, essere sempre accompagnati, essere sempre capiti. Ma nello stato di salute bisogna simulare socievolezza e sforzarsi continuamente di comunicare, civilizzare, condividere, coltivare il deserto, istruire gli indigeni, operare insieme giorno e notte per divertirsi. Nella malattia questa finzione cessa... cessiamo di militare nell'esercito della rettitudine, diventiamo disertori."
(Virgina Woolf , Sulla malattia)
"(...) chiunque ne avesse la possibilità ormai non mancava di marcare la sua traccia nello spazio in qualche modo (...)"
Impossibile fuggire
"Perché il rischio enorme è di cadere sotto le fascinazioni di un'immagine di sé, unica e monolitica, smarrendosi."
Strani giorni
(Virgina Woolf , Sulla malattia)
"(...) chiunque ne avesse la possibilità ormai non mancava di marcare la sua traccia nello spazio in qualche modo (...)"
Impossibile fuggire
"Perché il rischio enorme è di cadere sotto le fascinazioni di un'immagine di sé, unica e monolitica, smarrendosi."
Strani giorni
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