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30/08/10

Parole di carne

"(...) so come, con la poesia, o con la semplice impalcatura astratta del linguaggio, si possono costruire sistemi perfetti, particolareggiati, sottili, intelligenti, che culminano nella soluzione del mistero. Ma perché il mistero dovrebbe essere altrove? Esso é qui, intorno a noi, é la nostra evidenza quotidianamente constatata. E perché la poesia dovrebbe essere metafisica? Non é forse chiaro che essa é il riflesso del caos immenso in cui siamo?
(...)
    Il pensiero non si stacca mai dal corpo. Il linguaggio muore insieme all'uomo: effettivamente esso é, né più né meno, un frammento della sua carne."

(Jean-Marie Gustave Le Clézio, Estasi e materia)

14/07/10

Estasi e materia

"Mi capita di provare la stessa ripugnanza di quell'uomo che si uccise per non doversi più radere tutte le mattine. E tuttavia, il quotidiano, il quotidiano soltanto riesce a farmi aggrappare all'esistenza. Questi piccoli obblighi, questi ritmi sono formativi. Mi sono necessari. Mi liberano perché mi sottomettono. E' così: ho bisogno della schiavitù, delle regole di vita, dei ritmi. La mia libertà sopravvive soltanto all'interno di questa cornice. Allora, perché questa ripugnanza? Può darsi che il mio spirito non desideri veramente vivere? E' forse il lontano rumore di una tentazione profonda in ogni uomo, la tentazione del suicidio? Ogni minuto racchiude questa strana dualità. Il corpo è la vità, lo spirito è morte. La materia è l'essere, l'intelletto il nulla. E il segreto assoluto del pensiero è senza dubbio questo desiderio mai dimenticato di reimmergersi nella più estatica fusione con la materia, nel concreto tanto concreto da divenire astratto. La vita è forse questo passaggio, questa situazione tragica e instabile, questo nodo, questo punto che si muove sulla linea d'evoluzione dal nulla al nulla.
(...)
Anche rinunciare al piacere d'essere umili è duro. E' duro respingere questa parte di sè friabile, succulenta, generosa. E' duro sapere con esattezza ciò che si è. E' più facile lasciarsi andare a un esaltato affaccendarsi, ricevere lodi, dire a se stessi che si fa il bene. Questo lusinga. Questo permette momenti esaltanti. Al paragone di una simile civetteria, mi sembra molto preferibile l'orgoglio.
La pietà è intollerante, l'amore è tirannico, la virtù è ipocrita e la carità ingiuriosa. Se li paragoniamo a queste imbecilli virtù, i difetti sono meno aggressivi. Essi almeno non imbrogliano.
(...)
Povertà. Silenzio. Dolcezza. Non è nemmeno necessario essere lucidi. Nella pratica sistematica dell'illusione, c'è una povertà autentica e profonda. Sprofondato nel proprio gorgo, nella miserabile vertigine dell'immaginario, l'uomo può trovare questa umile pace, questa virtuosa riservatezza. Perché l'importante non sta nei livelli: ciò che è, è nell'essenza; e c'è una virtù della menzogna come c'è una virtù dell'esattezza. L'armatura, lo scheletro duro e indomabile dell'uomo, è questa fierezza che ha fatto il cammino a ritroso su se stessa ed è divenuta umiltà. Chi transige, chi mercanteggia con se stesso non è degno di essere piccolo. La volontà dell'infelicità non è facile: vuole essere portata fino in fondo, ha sete di infinito, desiderio di assoluto. Per essere abbandonato nudo e solo ci vuole passione e follia, come per essere grande fra i grandi. La gloria e l'infermità sono sovente della stessa natura: supremo orgoglio e suprema umiliazione tanto per l'una che per l'altra."

(J.M.G.Le Clézio, Estasi e Materia)

30/06/10

Sono arrivati. Apro a caso


Sono arrivati.
Lascio qualche stralcio, qualcosa su cui costruire pensieri nei prossimi giorni lontani da qui. Vorrei saper partire leggera ma ho una valigia colma di cose dense (oltre ai libri) che non so ancora bene come collocare tra certe increspature interiori davvero troppo sensibili e vicine alla sostanza del corpo.

Apro a caso.
Allora.

"La narrativa si azzarda verso la scienza, e la scienza ritrova i miti. Prima di ogni specificazione formale, si vuole esprimere l'avventura di essere vivi.
Ma il problema del «genere» é anche più importante di quanto non sembri, perché per troppa gente esiste uno snobismo del genere come esiste uno snobismo della moda dell'abbigliamento. Dichiarano di amare soltanto il romanzo (e del romanzo soltanto un «genere», il poliziesco, eccetera), o di essere sensibili soltanto alla poesia. E se un certo poema portasse in copertina la parola «novella» o «récit», non avrebbe la stessa accoglienza da parte degli iniziati. Oppure, un critico darà di un libro un giudizio perentorio affermando che non può essere «un vero romanzo». Facile scappatoia che serve a deviare verso un'entità quel che dovrebbe essere giudicato individualmente. Dogmatismo, inconsistenza che nasconde il vuoto. La menzogna ottusa del linguaggio degli uomini non é quella di tentare la creazione di legami precari, o di essere ciechi sulla solitudine essenziale. E' quella di non accettare di andare avanti, di andare in profondità e dritto al cuore della comunicazione. Gli uomini s'ingannano non quando tentano di chiamarsi, ma quando rifiutano di farlo gridando. Quando si accontentano di strutture superficiali mentre bisognerebbe scavare nel fondo più tragico, nel fondo più vero, per trovare il linguaggio lacerante che suscita le emozioni e forse trasforma la notte in ombra."

(J.M.G. Le Clézio, Estasi e materia)



"Versò un altro pò di té nella tazza, guardandolo scorrere con la coda dell'occhio.
Devo rinnovare il prestito di quel libro dalla biblioteca di Capel street, se no scriveranno a Kearney, il mio mallevadore. Reincarnazione: ecco la parola.
- Alcuni credono, disse, che noi si continui a vivere in un altro corpo dopo morti, e che si sia vissuti prima. La chiamano reincarnazione. Che noi tutti siamo vissuti prima sulla terra migliaia d'anni fa o su qualche altro pianeta. Dicono che ce ne siamo dimenticati. Alcuni dicono di ricordare le loro vite passate.
La panna sdipanava pigra le sue spirali cagliose nel té. Megkui rammentarle la parola: metempsicosi. Un esempio andrebbe meglio. Un esempio?
La Ninfa al bagno sopra il letto. Supplemento gratuito al numero di Pasqua di Photo Bits: splendida riproduzione artistica a colori. Il té prima di metterci il latte. Assomiglia abbastanza a lei coi capelli sciolti: più snella. Tre scellini e sei pence ho speso per la cornice. Disse che sarebbe stata bene sopra il letto. Ninfe nude: Grecia: e per esempio tutta la gente che viveva allora."

(J.Joyce, Ulisse)



"Fu solo quando mi avviavo verso il parcheggio una sera dopo la Lode del mercoledì che di punto in bianco ebbi come un lampo di consapevolezza o lucidità o qualcosa del genere e di botto smisi di turlupinarmi e mi resi conto di essere stato un impostore tutti quei mesi anche nella chiesa e che in realtà facevo e dicevo quelle cose solo perché le facevano tutti i veri parrocchiani e io volevo che tutti credessero che ero sincero. Ci rimasi di stucco, tanta era la chiarezza con cui mi accorgevo di essermi ingannato. La verità rivelata era che ero un impostore ancora più sfrontato nella chiesa, dove mi spacciavo per una persona autenticamente rigenerata, di quanto non lo fossi prima che il diacono e la signora Halberstadt spuntassero dal nulla suonando il mio campanello nel corso della loro opera missionaria per invitarmi a fare un tentativo. Perché se non altro prima della faccenda della chiesa non mi infinocchiavo da solo... sapevo di essere un impostore almeno da quando avevo diciannove anni, ma se non altro ero stato capace di ammettere e di affrontare l'impostura direttamente anziché prendermi per il culo spacciandomi per quello che non ero."

(David Foster Wallace, Oblio)



A presto.