
(Egon Schiele, Donna in piedi vestita di rosso, 1913)
"Il velo è quella sottile superficie che il caso, la fretta, il pudore hanno messo e si sforzano di mantenere; ma la sua linea di forza è irrimediabilmente dettata dalla verticale della caduta. Il velo svela, con una fatalità che è quella del suo tessuto leggero e della sua forma morbida. Per svolgere il suo ruolo, che è quella di coprire e di essere esatto, il velo deve doppiare con la massima precisione le superfici, ripercorrere le linee, scorrere senza discorsi superflui lungo i volumi e moltiplicare con un candore splendente le forme che esso spoglia della loro ombra. Le sue pieghe aggiungono appena un turbamento impercettibile, ma questo spumeggiare di biancheria è per ora soltanto l'anticipazione di una prossima nudità: di questo corpo che nasconde esso è come l'immagine già sgualcita, la dolcezza molestata. E tanto più quanto più è trasparente. Di una trasparenza funzionale, vale a dire squilibrata e sorniona. Il suo ruolo opaco e protettore lo interpreta bene, ma solo per chi se ne ricopre, per la mano cieca, febbrile ed esitante che si difende. Ma per chi assiste a tanto sforzo e sta a guardare da lontano, questo velo lascia vedere. Paradossalmente, il velo nasconde il pudore a se stesso e nasconde l'essenziale di ciò che custodisce alla sua stessa attenzione; manifestandolo invece all'indiscreto, è la stessa custodia che lascia indiscretamente vedere ciò che custodisce. Due volte traditore, il velo mostra ciò che sottrae e nasconde a ciò che deve nascondere che invece lo palesa."
(Michel Foucault, Scritti letterari, Un saper così crudele)
