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07/10/09

Conservare se stessi, Carver

Ho letto Conservazione di Carver, il terzo racconto di Cattedrale.
Mi è piaciuto molto più di Vitamine. Mi è piaciuto: osservare con chiarezza dal di fuori i segnali impercettibili di qualcosa che sta accadendo dentro; lo sforzo silenzioso da parte di qualcuno di interpretare e riconoscere questi segnali, la difficoltà di ammettere e contrastare lo scivolamento progressivo di qualcun altro verso lo sgretolamento di sè innescato altrettanto silenziosamente da vicende contingenti. Il silenzio nitido delle cose che accadono.
Si potrebbe dire di tutta la letteratura forse, che sia uno sguardo (sospeso, neutrale) dal di fuori di qualcosa che sta dentro, o che dovrebbe esserlo, ma no. No riferito soprattutto a neutrale. Wallace, nel cui scherzo infinito sto ancora navigando, è uno sguardo dall'interno su ciò che dal di fuori non si vede di quanto abbiamo dentro. E' anche contemporaneamente un faro puntato dal di fuori su ciò che c'è fuori.
In letteratura (certo come in ogni altra forma d'arte) è una questione di aspettative. Le mie aspettative in letteratura prevedono una certa dose di soggezione intellettuale nei confronti di uno scrittore, per riconoscerlo degno del suo "titolo". L'imprinting di certi classici non si elimina, e anche volendo tenere conto di come si sia evoluta o stia evolvendo la letteratura, leggendo, cercherò sempre quel tipo di folgorazione. Leggendo Vitamine non ho provato il giusto grado di soggezione, credo. Conservazione senza folgorarmi mi è piaciuto, continuerò a leggere Cattedrale. Potrei anche scoprire di saper leggere in un altro modo. Slegata, per così dire.

28/09/09

Alcune cose sulle Vitamine di Carver


Di Carver ho letto solo Vitamine senza sapere praticamente niente di lui, a parte conoscerne il nome ed aver sentito nominare alcuni suoi racconti. L'ho già detto mi sa, comunque è questo il mio modo, non voglio cadere vittima di pregiudizi: biografie commenti e altre notizie vado a cercarli dopo aver letto almeno un racconto, un romanzo.
La prima cosa che ho pensato appena terminato il racconto, è che: è vero, le cose quando iniziano a cadere, quasi sempre continuano a farlo. Che un racconto così non è male, ma ti lascia in sospeso, insoddisfatto come se non fosse entrato dentro nessuna delle cose che si intuisce, voleva dirle; ma resta il fatto che non l'ha dette. Che forse con un pò di impegno, di tempo, e soprattutto di tregua dalle consuete rotture circolari, un racconto così potrei riuscire a scriverlo anch'io. E dopo una bella discussione sterile e un paio di birre forse mi riuscirebbe addirittura meglio. Che questo pensiero mi fa pensare che non stiamo parlando di un capolavoro. Che però fino a questo momento non ho scritto niente, non l'ho fatto, e finchè non lo farò, certe considerazioni farei bene a tenermele per me.
E invece le formulo ben sapendo che sono completamente gratuite.