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07/01/10

Trasformazioni


René Magritte, La bataille de l'Argonne (1959)


"La letteratura mi interessa dunque profondamente solo nella misura in cui esercita la mente a certe trasformazioni, - quelle in cui le proprietà eccitanti del linguaggio giocano un ruolo capitale. Certamente posso immergermi in un libro, leggerlo e rileggerlo con diletto, ma mi possiede sino in fondo solo se vi trovo i segni di un pensiero di potenza equivalente a quella del linguaggio stesso. La forza di piegare la parola comune a fini imprevisti senza spezzare le "forme consacrate", la cattura e la riduzione delle cose difficili a dirsi; e soprattutto il procedere simultaneo della sintassi, dell'armonia e delle idee (che è il problema della più pura poesia), sono a mio avviso gli oggetti supremi della nostra arte."

(Paul Valéry, intorno a Il cimitero marino)

12/11/09

Vagamente definito


Claude Monet, Les Nymphéas, (Les Nuages), 1903


"Che cosa infine mi definisce più strettamente?

Non i miei ricordi precisi – giacché li perdo. Un solo incidente potrebbe riprodurre anni e persone che ho dimenticato. Anche i miei ricordi non distrutti sono alla mercé delle rievocazioni, ossia degli avvenimenti esterni. Io sarei dunque una conseguenza di ogni incidente, sarei tutto fuori di me stesso.

Non i miei sentimenti attuali, troppo presi a prestito – troppo occasionali.

Forse… certe abitudini a lentissima variazione. Le mie facilità e le mie difficoltà. Le mie impossibilità. Le mie possibilità.

E poi qualcosa di vago che emana dai ricordi, un generico vapore di fatto e di non fatto…

Ma questo io è soltanto un risultato… Così come la persona imita prima di essere come sé…"

(Paul Valéry, Quaderni, Vol. IV)

da Il compagno segreto (n.10)