Visualizzazione post con etichetta Michel Foucault. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michel Foucault. Mostra tutti i post
29/07/09
La gabbia
Questo brano ha risvegliato in me il ricordo di un quadro, lo avevi dipinto tu, caro Maurizio, un uomo in una gabbia in mezzo a un niente, un niente bianco, ne sono quasi certa. E' un peccato che non abbia la possibilità di metterlo qui.
Aggiornamento: il quadro è magicamente comparso sulla mia casella di posta. E io lo inserisco, subito.
"Al velo si oppone la gabbia. Forma apparentemente semplice, senza astuzie, tagliata secondo un rapporto di forza dove tutto è già giocato: qui il vinto, là dappertutto, tutt'intorno, il vincitore. La gabbia, tuttavia, ha delle funzioni multiple: vi si è nudi poichè la trasparenza esiste senza scampo né nascondiglio possibile; con uno squilibrio proprio a questo spazio chiuso, l'oggetto è sempre, per i carnefici, a portata di mano, mentre essi restano inaccessibili; si è lontani dalle proprie catene, imprigionati all'interno di un'intera latitudine di gesti nessuno dei quali è fisicamente impossibile, ma d'altra parte nessuno di quei gesti ha il minimo valore di protezione o liberazione; la gabbia è lo spazio dove si mima la libertà, ma dove la sua chimera, in tutti i punti che lo sguardo percorre, è annullata dalla presenza delle sbarre. L'ironia del velo è un gioco raddoppiato; quello della gabbia, un gioco disinnescato. Il velo, perfidamente, fa comunicare; la gabbia è, apertamente, la figura della separazione senza mediazione: il soggetto è fianco a fianco con l'oggetto, il potere è fianco a fianco con l'impotenza."
(Michel Foucault, Scritti letterari, Un saper così crudele)
28/07/09
Velatamente

(Egon Schiele, Donna in piedi vestita di rosso, 1913)
"Il velo è quella sottile superficie che il caso, la fretta, il pudore hanno messo e si sforzano di mantenere; ma la sua linea di forza è irrimediabilmente dettata dalla verticale della caduta. Il velo svela, con una fatalità che è quella del suo tessuto leggero e della sua forma morbida. Per svolgere il suo ruolo, che è quella di coprire e di essere esatto, il velo deve doppiare con la massima precisione le superfici, ripercorrere le linee, scorrere senza discorsi superflui lungo i volumi e moltiplicare con un candore splendente le forme che esso spoglia della loro ombra. Le sue pieghe aggiungono appena un turbamento impercettibile, ma questo spumeggiare di biancheria è per ora soltanto l'anticipazione di una prossima nudità: di questo corpo che nasconde esso è come l'immagine già sgualcita, la dolcezza molestata. E tanto più quanto più è trasparente. Di una trasparenza funzionale, vale a dire squilibrata e sorniona. Il suo ruolo opaco e protettore lo interpreta bene, ma solo per chi se ne ricopre, per la mano cieca, febbrile ed esitante che si difende. Ma per chi assiste a tanto sforzo e sta a guardare da lontano, questo velo lascia vedere. Paradossalmente, il velo nasconde il pudore a se stesso e nasconde l'essenziale di ciò che custodisce alla sua stessa attenzione; manifestandolo invece all'indiscreto, è la stessa custodia che lascia indiscretamente vedere ciò che custodisce. Due volte traditore, il velo mostra ciò che sottrae e nasconde a ciò che deve nascondere che invece lo palesa."
(Michel Foucault, Scritti letterari, Un saper così crudele)
25/06/09
Scrivere, sparire
"(...) la scrittura si dispiega come un gioco che oltrepassa infallibilmente le proprie regole, passando così all'esterno. Nella scrittura il pericolo non sta nella manifestazione o nell'esaltazione del gesto di scrivere; non si tratta di incastrare un soggetto in un linguaggio; si tratta dell'apertura di uno spazio in cui il soggetto non cessi di sparire."
(Michel Foucault, Scritti lettarari)
(Michel Foucault, Scritti lettarari)
Iscriviti a:
Post (Atom)
