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19/01/11

Lo spazio in mezzo

Ce la facevo meglio. Mi dibattevo in qualcosa che credevo fosse caotica intensità e infatti lo era. Nello spazio tra me e le cose c'era uno strato di giovinezza. Mi impediva di toccare la superficie dello spazio fuori di me, anche di sorridere con gli occhi e credo sia per questo che per molto tempo nelle foto ho avuto uno sguardo liquido, sentivo la necessità di alzare il volume della musica per sentirla contro il corpo, di toccare continuamente i miei amici e di fare cose nevrotiche come andare sulle macchine da scontro. Quello strato si é come asciugato nel tempo. Mi sento scoperta, tutto mi viene contro mi colpisce con violenza e non ho ancora trovato un modo per attutire i colpi. Ho paura di pensare che potrebbe aumentare. Cerco di ricordare cosa guardavo e come lo facevo. Mi vengono in mente solo momenti lunghissimi passati a fissare volti in fotografia. Nel tentativo di impossessarmi del loro segreto, o di rubargli l'anima. Annullando la distanza nella sfocatura fino a farli sparire.




Like a portrait in flesh, who trails on a leash
Will you see that I’m scared and I’m lonely?
So I’ll break up my room, and yawn and I
Run to the centre of thing


(David Bowie, Sweet thing)

15/10/09

Segreti



Sto ancora cercando di afferrare gli stessi segreti di molto tempo fa. Di rintracciare confusi bandoli smarriti in labirinti irraggiungibili.
Ottusità, cieca caparbietà, o saggia leggerezza non saprei dire.





07/07/09

Strade incerte



Potevo pensare (e l'ho fatto) che seguire la cadenza regolare dei piedi un passo avanti all'altro avrebbe avuto un effetto ipnotico dai risvolti positivi, pulizia e ordine interiori. Vedere annusare, sentire, respirare, camminare. Trasparenze, freschezze, non silenzio ma totale assenza di rumore. Il pensiero si può arrotolarlo e riporlo per qualche giorno.
Ma rendersi conto dell'ipnosi, è molto più rischioso di un previsto insano disordine. E il vergognarsene poi. Se la mente non è libera da sè stessi, allora il rischio non è il disordine, ma il vuoto, la paura. Ordine uguale atteggiamento prudenziale teso a evitare un qualunque possibile deragliamento. Fatico a ritenere valida una falsa coerenza.

24/06/09

Stazione centrale


- Il treno freccia rossa ad alta velocità delle diciassette e ...nta proveniente da Napoli, viaggia con circa settantacinque minuti di ritardo!... Il tre... cia rossa ad alta velocità proveniente da Napoli, viaggia con circa settantacinque minuti di ritardo a causa di un guasto al treno! Ci scusiamo per il disagio!... - Poi è l'intercity da Milano, è stato soppresso, le facce in fuga lanciano sguardi smarriti verso l'ansiogeno scartabellare delle partenze, ritardi, annunci persi in echi lontani e incomprensibili, binari cambiati. Due minuti per arrivare al treno attestato ad altro materiale in sosta, panico di viaggiatori sudati in corsa disperata. Una ragazza sta guardando per sbaglio gli arrivi, la osservo per un pò, è come aggrappata al suo trolley, sbuffa, sembra persa e stanca da una giornata di attese e di incertezza, rumina di supplementi e ritardi, si accorge dell'errore e sposta la mira. Sento che mi guarda imbarazzata spera non me ne sia accorta, ma intanto per non dispiacerle ho già voltato la testa. Uomini, ombre come insetti ubriachi che sbandano uno contro l'altro intorno alla luce fioca di un lampione. Mi chiudo in un bozzolo di suoni confusi, ritorno al mio vagare segreto, alle letture notturne, mi fermo a smaltirne gli strascichi disciolti in un languore circoscritto più o meno al pancreas. Cerco di oltrepassare la soglia con uno sguardo complessivo, ne esco fuori con un senso di distacco difficile, simile al vuoto da parto.
Sto bene in questa girandola. Mi piace la stazione, mi piace l'odore di viaggio sporco che si attacca alla pelle. C'è un treno per Milano che parte tra dieci minuti; subito dopo, uno per Lecce. Valuto velocemente le conseguenze di due eventualità opposte e scelgo il rischio maggiore, corro verso il mio piccolo treno regionale, eccolo lì, dopo una marcia elastica di sette minuti sulle zeppe. Il treno attestato è lì che sbuffa il suo rombo maleodorante. Salto i gradini, quasi lancio le borse sopra il sedile, è uno scomparto vuoto; sono sedili a tre posti fusi e senza braccioli, mi potrei quasi stendere; e lo farei, mi allungherei su quei cuscini, anche così luridi come sono, lisi, ruvidi di gente. Invece mi siedo e cerco un posto per le gambe, uno per la borsa, un posto per wallace, uno per il sandalo destro. Mi incastro in poco spazio anche se potrei allargarmi. Un bambino mi fissa e ride affacciato a uno schienale, sembra una foto scolastica. Vince lui: mi scioglie i lineamenti. Intanto sua madre dorme.
Nei prossimi minuti o ascolto Helden o lascio alzata la tendina e mi lascio bruciare, scivolare verso un'accecante incoscienza.

14/06/09

Sweet thing

La cosa dolce in questo caso era ma non ero riuscita a dirlo, il pensiero che certi silenzi sono perfettamente dentro la musica, negli attimi che brucia dentro, negli sbuffi di fumo dietro cui mi nasconde. Nelle parole da cui mi esonera. Non scopro niente lo so, sul ruolo del silenzio.
Il mio e anche quelli che attiro su di me sanno aprirmi un varco verso qualcos'altro.
Sono quelli necessari, che oscurano le intenzioni di quando si vorrebbe dire anche solo una parola. Mi viene in mente Gioacchino. Che saluto da qui, da una certa distanza, in silenzio.





04/06/09

D.Bowie's eyes



(David Bowie in Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino)


Sembra che Christiane si sia smarrita del tutto dopo aver guardato a lungo in due occhi diversi. Forse uno dei due ha prevalso. Si è lasciata vincere da tutta quella solitudine condivisa in una voragine rock. Poi ha bevuto le parole del thin white duke nel modo in cui sembravano giuste per quel tipo di sguardo. Le ha fatte andare bene per quello sguardo. E dopo, dopo averle ascoltate, era troppo tardi. It's too late, it's too late, it' s too late, it's too late...
Così vanno giù due valium, poi è cocaina. Più tardi nemmeno il duca potrebbe fare qualcosa, e sarà qualunque cosa, il fondo.
Ma non è colpa di Bowie, non è stato per lui. Lui le ha fatto solo vedere da vicino due occhi diversi.
Nel 1981 ero fragile come lei, come lei mi perdevo per ore a fissare uno sguardo sbilanciato da un lp. Ed è stato così che ho capito che esisteva dell'altro, che io ero fatta anche di altro. Per due occhi diversi, e tutte quelle maschere. Tutto ciò che si è, che si può essere oppure non essere. Se tu vuoi perderti è quello il momento in cui ti perdi. Ma io quegli occhi li fissavo entrambi, nessuno dei due prevaleva. A volte era uno, poi la musica prendeva un'altra strada , ed era l'altro. Non sapevo decidermi. Servivano tutti e due. In effetti ero tutti e due. Anche lei, Christiane, era tutti e due. Ma poi uno ha prevalso.