21/03/12

Come dire

«E comunque, la maggior parte delle cose più vere è meglio lasciarle non dette».
(J.D.Salinger)

«[...] la verità la conosce solo l’interessato,
ma lui stesso, nel momento in cui vuole comunicarla, diventa automaticamente un bugiardo. Tutto quello che si comunica può essere soltanto una falsificazione e una contraffazione, quindi sono sempre state comunicate soltanto falsificazioni e contraffazioni».
(T.Bernhard)

8 commenti:

Ettore Fobo ha detto...

E' vero, si possono comunicare solo contraffazioni, menzogne. La verità su noi stessi va affidata al silenzio, unico degno custode, il linguaggio per sua natura distorce tutto, lo falsifica, lo rende nullo.
La letteratura, in particolare, è da sempre il grande crogiuolo di tutte le mistificazioni.

Un caro saluto Elena.

Lars W. Vencelowe ha detto...

Già, quello dell'inganno delle parole è un tema che in questo periodo mi affascina parecchio. Le parole che sono insieme vere e false, necessarie e non sufficienti. Da rifletterci a lungo, almeno per me.
Buona serata, LWV

Elena ha detto...

Si Ettore, è il grande raggiro (dichiarato) della letteratura. Saper dirottare il lettore verso certe verità attraverso la mistificazione.

Un caro saluto
Elena

Elena ha detto...

Anch'io me ne sto interessando Lars. Sono d'accordo sul necessario ma non (e anche: mai) sufficiente.
E' come se Bernhard avesse acceso una lampadina.
Buona giornata a te
Elena

diogene senza l'anima? ha detto...

ma, anche queste sono parole comunicate. quindi, contraffazioni. perciò, se la parola comunicata sia o non sia - sempre - contraffazione, è per definizione una questione non risolvibile, o forse non dicibile.

Elena ha detto...

Siamo fatti di linguaggio, quindi di falsificazione, il che come come suggeriva Ettore ci dovrebbe indurre al silenzio, quindi alla morte (a cui comunque ci rivolgiamo nei nostri discorsi). Tutte queste chiacchiere si riversano su loro stesse ingarbugliandosi. E' un gioco vano. Eppure a me piacciono le menti che si raccolgono intorno ad esse.

diogene senza l'anima? ha detto...

Sì, anche a me piacciono le menti che "secernono un Caos". Constato - semplicemente - la paradossalità di questo labirinto. Non - forse - per uscirne - ma piuttosto perchè - questo paradosso è parte del labirinto - o forse ne è la negazione, l'uscita - che labirinto sarebbe, se non ci fosse un'uscita da qualche parte? - ma in una maniera paradossale - forse labirintica - forse semplice - forse accennabile - forse no - forse inutile - ?

Elena ha detto...

L'inutilità credo sia alla base di tutta questa impalcatura. Come se non mi bastasse il mio, di Caos. Ma non è quello giusto perchè è mio, e per questo naturalmente ha un suo ordine interno.
Fame di caos sembra il titolo del mio vano girovagare tra parole, musica matite e ansie.