Nelle prime quaranta pagine ci sono i pensieri del terzo allievo di Horowitz insieme a Glenn Gould e Wertheimer su sé stesso Glenn Gould e Wertheimer, mentre entra in una locanda a Wankham, in Austria, e subito dopo mentre se ne sta fermo in piedi nella locanda. Ogni pagina oppure ogni due a volte ogni tre, c'è una frase che termina con "pensai mentre entravo nella locanda", e poi "pensai nella locanda", oppure a volte anche solo "pensai".
In quaranta pagine la densità di concetti che mi si sono appuntati in testa è tale da farmi pensare che la densità sarà questa se non una maggiore per tutto il resto del racconto.
(Sono andata a sbirciare: a pag.142 c'è ancora "pensai", un pò più indietro c'è "mi dissi" ma non c'è più "entrando nella locanda " o solo "nella locanda").
Il radicalismo pianistico di Glenn Gould ha fatto subito colpo sulla mia immaginazione. Anche l'avvio del processo di intristimento iniziato con l'abbandono per la verità senza troppi rimpianti del pianoforte e poi nel dedicarsi alla filosofia dell'amico narratore. E poi giù a cascata.
L'idea odiosa di virtuosismo pianistico, e l'idea di un Glenn Gould rattrappito che suona "dal basso verso l'alto" e che a guardarlo non sembra quasi altro che uno storpio, una specie di bestia, ma che ad uno sguardo appena più attento appare per quel genio bello e intelligente che era. L'idea di una Salisburgo (e di una Vienna) avvilente e ottusa che affascina per i primi tre giorni con un incanto che si rivela ben presto un incanto fasullo. L'idea che questo tipo di città sia un ambiente ideale per chi studia perchè in una città così "atroce" non avrà distrazioni e potrà immergersi totalmente nello studio giorno e notte. (Due giorni fa leggevo qualcosa di simile su Jeff Buckley nella biografia scritta da Jeff Apter - un'opera alquanto insulsa come lascia prevedere la natura stessa di una biografia - quando a diciassette anni Jeff si trasferì al Musicians' Institute di Los Angeles, e lì restava rinchiuso quasi sempre nelle sale prova anche perchè Cherokee Street era un ghetto frequentato per lo più da bande di messicani poco gentili e non permetteva di uscire da soli ma solo in gruppetti di quattro o cinque per scoraggiare le aggressioni, il che si può dire ebbe l'effetto di assecondare la sua già spiccata predisposizione a isolarsi nello studio e nella sperimentazione, nella musica, per ore e ore al giorno e anche di notte).
Sembra che una delle grandi preoccupazioni di Bernhard sia quella di sgombrare il campo dai sentimentalismi. Già a questo punto mi sembra una preoccupazione superflua. Il gelo che ti investe non fa che stendere un velo di ovvietà sulla precisazione che tra i tre amici non fosse previsto il più piccolo elemento sentimentale, eppure il loro era un legame totale, un legame per la vita, al punto che il più pazzo dei tre - che non era Glenn Gould ma Wertheimer - si uccide poco dopo la morte di Glenn.
Sia l'uno che l'altro muoiono a cinquantuno anni. Non è un caso, perchè, dice Bernhard, dopo i cinquant'anni si perviene all'idea di aver vissuto abbastanza. Ma Glenn non si uccise volontariamente, morì per un colpo, inevitabile, invasato d'arte e di musica com'era. (Mentre ascolto Grace mi sono fatta l'idea che Jeff Buckley sia morto per un'overdose di musica. E' annegato cantando Whole Lotta Love a squarciagola, e quando un'onda gli ha riempito la gola lui ha continuato a cantare gesticolando come se stesse suonando la chitarra imitando Robert Plant e Jimmy Page contemporaneamente per tutto il tempo in cui è rimasto cosciente mentre l'onda lo trascinava fondo, così dev'essere andata. Glenn Gould cadde sul suo Steinway stroncato da un ictus - così racconta Bernhard - mentre suonava le Variazioni Goldberg. Una morte prevedibile, e l'incongruenza è che sia inaccettabile ma giusta).
L'idea stessa di soccombente inventata da Glenn Gould per Wertheimer è spaventosa e affascinante. "Non abbiamo talento musicale! Non abbiamo talento esistenziale", diceva Wertheimer.
Che si scelga l'arte per ribellione, contro i genitori, contro la propria infanzia e la propria esistenza, contro il mondo. Che si scelga anche contro sé stessi. Che si scelga e il suo fallimento finisca con l'essere il simbolo di un fallimento umano molto più generale. In fondo se Glenn Gould é il più grande pianista dei tempi passati e futuri, lo era contro le scuole di musica, e contro il suo pubblico, contro l'umanità che detestava e da cui aveva scelto di allontanarsi.
La musica (l'arte) ha questa potenza tremenda, induce a scelte terribili, non è una forza a cui l'essere umano possa opporre resistenza: ne viene posseduto. E se crede di poterla plasmare, di esserne plasmato, diventa una specie di ossesso, si mescola con lei, diventa la sua stessa arte. E se pensa di poterlo fare e poi fallisce, allora resta solo l'ossessione. Dell'essere che era o voleva essere, più nulla.
13/02/12
08/02/12
Doppi segni
Efelidi bacche
cielo accendino
17 e 17 e 23 e 23 curiosa appartenenza alla dualità linfatica
il doppio gioco giogo individuale e sociale
Quasi ogni distesa di codice si riverbera di ossute incertezze
"Io sono infelice!" grida la zingara alla roulotte
ma nessuno la sente
ah se almeno avesse skype
E io una polaroid
cielo accendino
17 e 17 e 23 e 23 curiosa appartenenza alla dualità linfatica
il doppio gioco giogo individuale e sociale
Quasi ogni distesa di codice si riverbera di ossute incertezze
"Io sono infelice!" grida la zingara alla roulotte
ma nessuno la sente
ah se almeno avesse skype
E io una polaroid
04/02/12
Ettore Fobo
La prosa di Ettore Fobo, che sia un discorso su prose o poesie di altri oppure un riflesso interiore, è scritta in una lingua chiara: niente potrebbe nascondersi dietro le parole se non le ombre stesse dei contenuti che creando anfratti e cunicoli rendono desiderabile diramare simultaneamente i percorsi del pensiero. E' proprio questo il linguaggio che mi illudo di riconoscere, in parte per essere giustificata ad abbandonare la strada appena scelta per altre strade tutte coerenti con quella originaria poiché la sorgente stessa è mobile, instabile, perfetta e inutile, colma di vuoto. Sembra che la sostanza dei versi sia polvere staccata da questi pensieri appena più concreti, in cui tutto ciò che si rappresenta come umano è sfuggente e indefinibile, ma sempre riconoscibile. E' un'intercapedine in cui restare o muoversi, un luogo sempre tragico ma anche ridicolo, perché non manca mai la connotazione di eccessiva importanza nè l'assenza di significato dell'essere uomo, centro esatto di un niente e contenitore involontario di un universo non meno assente. Ciò che fluisce aumentando di spessore per poi dissolversi nuovamente tra un verso e una verità sottintesa se non taciuta - resa pura visione - è una specie di grazia della consapevolezza limpida e tranquilla di questo niente, e del ruolo della poesia che se ne fa voce per lo più inascoltata. In nessun tempo più che tra questi versi ombre e solitudine sono bene accette, la guerra è aperta e mai combattuta tra i due orrori opposti, le due condanne tra cui non è dato scegliere o mediare: l'omologazione o il silenzio - mentre la natura (il corpo, il sangue) fa da specchio agli aspetti più gelidi e vuoti di cui è intrisa l'esistenza sfiorati dalla brillantezza del momento predestinato alla fine.
"Vivo in quest'alito di inchiostro"
"(...) potremmo vivere in un flessuoso
vagito di ossessioni e visioni
od andare preconfezionati e infetti
tra i sassi sfatti od intatti
annegare nel plancton sciamante
dagli artigli del Re Corvo."
"No, nemmeno andarsene è utile,
bisogna nascere e vivere con lo slancio
di un milione di corvi, sotto il sole afflitto
di un'intelligenza che ha visto tutto."
"Togliersi una maschera
non è cosa da poco,
perchè sotto la sua scorza
strati di pelle maciullata
dicono quanto ella fosse,
seppur per breve istante,
proprio il nostro volto.
Non è poco
togliersi una maschera,
spesse volte è il vuoto
quello che copriva,
o la ben nota
stanchezza di essere cosa,
sotto il vilipendio dell'assenza."
"Custode di una perla di follia,
aveva versi rapidi come il fiume,
distoglieva il gioco dal suo senso,
moltiplicava abissi e si perdeva
in sconnessioni orfiche e danzava.
(...)
Con questo vento di poesie fuori dalle tasche,
fogli scritti col lapis,
per darla a bere al nulla, alla luna,
coll'impeto delle sue lacerazioni."
(Ettore Fobo, da Sotto una luna in polvere, Kipple Officina Libraria, 2010)
"Vivo in quest'alito di inchiostro"
"(...) potremmo vivere in un flessuoso
vagito di ossessioni e visioni
od andare preconfezionati e infetti
tra i sassi sfatti od intatti
annegare nel plancton sciamante
dagli artigli del Re Corvo."
"No, nemmeno andarsene è utile,
bisogna nascere e vivere con lo slancio
di un milione di corvi, sotto il sole afflitto
di un'intelligenza che ha visto tutto."
"Togliersi una maschera
non è cosa da poco,
perchè sotto la sua scorza
strati di pelle maciullata
dicono quanto ella fosse,
seppur per breve istante,
proprio il nostro volto.
Non è poco
togliersi una maschera,
spesse volte è il vuoto
quello che copriva,
o la ben nota
stanchezza di essere cosa,
sotto il vilipendio dell'assenza."
"Custode di una perla di follia,
aveva versi rapidi come il fiume,
distoglieva il gioco dal suo senso,
moltiplicava abissi e si perdeva
in sconnessioni orfiche e danzava.
(...)
Con questo vento di poesie fuori dalle tasche,
fogli scritti col lapis,
per darla a bere al nulla, alla luna,
coll'impeto delle sue lacerazioni."
(Ettore Fobo, da Sotto una luna in polvere, Kipple Officina Libraria, 2010)
02/02/12
Millennio
In questi mille anni ho perso le mie notti i fruscii le ombre calpestate al fuoco di carta
vago adesso senza pace nè dolore nel biancore gelido che si attacca al viso nel naso e nella gola
come se questo potesse resuscitare gli occhi trasparenti vuoti sulla pelle bianca che tremando ho ucciso
vago adesso senza pace nè dolore nel biancore gelido che si attacca al viso nel naso e nella gola
come se questo potesse resuscitare gli occhi trasparenti vuoti sulla pelle bianca che tremando ho ucciso
22/01/12
Dedica agli anni '90
Vorrei essere certa di arrivare in fondo alla pozza gialla dove si incontrano i residui e rimestare rimestare e pescare nella melma e sciogliermi dove la voce scivola in declino sul terreno meno stabile per me. Lì un'acqua scura sommerge le dita e sulle ciglia disegnate di un feroce assurdo immotivato calcolo invisibile che odio e odio con tutta me stessa, arriva un segreto che io so vedere, e mi cambia nel profondo ma non so come - aiutatemi a capire come - e intanto graffiano la schiena tutti quei ninnoli infantili per cui potrei dire cose che non ho mai nemmeno pensato. E lì proprio dietro la tenda e il fumo a disegnare nebbie ci sarà una porta e dietro la porta una luce gialla suoni e vibrazioni. Dentro un tubo nero pieno di vuoto e cose morte al primo volo c'è modo di trasferirmi altrove un pezzo alla volta, dove so di poter arrivare pezzo per pezzo e dove è certo non ci sarà nessuno ad aspettare tutti quei dannati pezzi senza importanza.
12/01/12
Nel tempo
Ferma nel buio fitto di colonne bianche
Mi è scivolato dentro un litro di incudine liquida
lentamente si è posata sul fondo come catrame
la parabola di un suono schiude le labbra al fuoco già spento
mi tortura il dolore di circuito vuoto
Sono sicura di essere una cellula osmotica
non sono mai stata tanto vicina al sole d'inchiostro
rapido mi attraversa un fascio di luce bipolare
un raggio di tempo nè veloce nè lento
elettrifica denso- estremo un grido di sabbia
Mi è scivolato dentro un litro di incudine liquida
lentamente si è posata sul fondo come catrame
la parabola di un suono schiude le labbra al fuoco già spento
mi tortura il dolore di circuito vuoto
Sono sicura di essere una cellula osmotica
non sono mai stata tanto vicina al sole d'inchiostro
rapido mi attraversa un fascio di luce bipolare
un raggio di tempo nè veloce nè lento
elettrifica denso- estremo un grido di sabbia
04/01/12
Acqua sporca
Il sifone si è rotto
sulla plastica scotta un'impronta cancellata dagli occhi
definiamo un elenco di opinioni opposte tutte logicamente sostenibili
sfiati pressori di un'insoddisfazione accecante
bugie allo stato acrilico
Nirvana
una lunga lenta scia di luci e lamiere
sulla plastica scotta un'impronta cancellata dagli occhi
definiamo un elenco di opinioni opposte tutte logicamente sostenibili
sfiati pressori di un'insoddisfazione accecante
bugie allo stato acrilico
Nirvana
una lunga lenta scia di luci e lamiere
23/12/11
Neon
Diamo ascolto a queste campane sbeccate
oltraggiosi declivi di speranze
essere calipso non potrà essere un vanto
Seni rotondi e bocche taglienti premono accatastati sui boccioli d'uva
brina di talco all'Autogrill
universi deboli attraversano il megatron
Seduti, signori, assistete allo sbarco del lunario
attributi impassibili di lucide apocalissi al neon
oltraggiosi declivi di speranze
essere calipso non potrà essere un vanto
Seni rotondi e bocche taglienti premono accatastati sui boccioli d'uva
brina di talco all'Autogrill
universi deboli attraversano il megatron
Seduti, signori, assistete allo sbarco del lunario
attributi impassibili di lucide apocalissi al neon
21/12/11
Mr. Download
Dieci foglie gialle, plastica di cracker, evoluzioni di un gabbiano in città, Courbet e Bacon:
Mr Download registra ogni cosa, srotola mega riempiendo tera
Pigiando croste di paint e paragrafi molli si azzuppa di colostro impassibile e mattonelle beluga
Le sagome inerti di Assenza tirano cordate barthesiane di maniaci da scaffale e luminose bave da scrivere
Mr Download updating - max streaming
Quasi stappo un poligono irregolare lungo i tasti scattanti gommi gommi di una texas instrument ancora vigorosa
Sorridenti declinazioni d'invidia prossima allo spurgo
Col layout di salvataggio e seguendo i feed si arriva sul fondo della scatola ormai piatta dove siede al trono il biscotto con le stelle
Ingozziamoci di freschezze postmoderne, filosofiamo, ratti della rete
Mr Download attivi il proiettore sbeffeggiando finalmente il dio il diavolo e la mosca:
mi piego a lui baluginando speranze crostacee in risacche inerti di petrolio
bagnando le bianche dita di brandy lucido in anfore
Coerenza coerenza! Légami!
Mr Download registra ogni cosa, srotola mega riempiendo tera
Pigiando croste di paint e paragrafi molli si azzuppa di colostro impassibile e mattonelle beluga
Le sagome inerti di Assenza tirano cordate barthesiane di maniaci da scaffale e luminose bave da scrivere
Mr Download updating - max streaming
Quasi stappo un poligono irregolare lungo i tasti scattanti gommi gommi di una texas instrument ancora vigorosa
Sorridenti declinazioni d'invidia prossima allo spurgo
Col layout di salvataggio e seguendo i feed si arriva sul fondo della scatola ormai piatta dove siede al trono il biscotto con le stelle
Ingozziamoci di freschezze postmoderne, filosofiamo, ratti della rete
Mr Download attivi il proiettore sbeffeggiando finalmente il dio il diavolo e la mosca:
mi piego a lui baluginando speranze crostacee in risacche inerti di petrolio
bagnando le bianche dita di brandy lucido in anfore
Coerenza coerenza! Légami!
11/12/11
Undici storie
La storia della finestra bianca chiusa sulla pioggia
la storia di tutto questo niente, di scoppi tristi, di voci inscatolate
la storia della donna che respirava le notti fredde di luna
la storia di un momento limpido in due occhi calmi finito contro il bordo accartocciato di una foglia
la storia del cavallo che scuoteva il collo nella nebbia e sbatteva gli zoccoli nel fango
la storia della bambina che gridò al volo di una farfalla bianca
la storia dello scarafaggio perduto al motel nel deserto di una notte americana
la storia del diario legato stretto in un sacchetto tra i rifiuti
la storia del ragazzo del maneggio che sfregava il sesso alle bambine aiutandole a salire sul pony
la storia del maestro strano che insegnava il gioco degli scacchi ai suoi strani alunni
la storia del calzolaio che seguiva le scarpe delle donne nelle strade buie.
la storia di tutto questo niente, di scoppi tristi, di voci inscatolate
la storia della donna che respirava le notti fredde di luna
la storia di un momento limpido in due occhi calmi finito contro il bordo accartocciato di una foglia
la storia del cavallo che scuoteva il collo nella nebbia e sbatteva gli zoccoli nel fango
la storia della bambina che gridò al volo di una farfalla bianca
la storia dello scarafaggio perduto al motel nel deserto di una notte americana
la storia del diario legato stretto in un sacchetto tra i rifiuti
la storia del ragazzo del maneggio che sfregava il sesso alle bambine aiutandole a salire sul pony
la storia del maestro strano che insegnava il gioco degli scacchi ai suoi strani alunni
la storia del calzolaio che seguiva le scarpe delle donne nelle strade buie.
09/12/11
Jingle
Sono così squallide queste vezzose tendine charleston. Un jingle penetrante la cui stupidità esalta la piattezza di un risveglio ordinario. Mi indispone la leggerezza di questi svolazzi vermigli. Vorrei sentirmi dolce, invece.
Mi circondo di cose, compro cose per anestetizzarmi, proprio come tutti. Sono e voglio da sempre essere come tutti.
Mi circondo di cose, compro cose per anestetizzarmi, proprio come tutti. Sono e voglio da sempre essere come tutti.
27/11/11
Although of Course You End Up Becoming Yourself (II)
Non voglio soffermarmi troppo sull'orrenda traduzione italiana del titolo anche se va detto: il titolo fa schifo come traduzione e fa schifo in assoluto, e la scocciatura di non essermene potuta andare in giro orgogliosa di esibire un volume con David Foster Wallace stampato sopra non sarebbe stata che un'ombra insignificante sull'autentico interesse di poter afferrare tutto il possibile dall'intervista on the road di David Lipsky (che bisogna dirlo, Wallace si era imposto di accettare a costo di un enorme sforzo contro le proprie resistenze, una specie di prezzo da pagare a Little, Brown e al suo editor Michael Pietsch per la pubblicazione di Infinite Jest, fatto di cui evidentemente non riusciva a sentirsi pienamente meritevole, o forse solo perchè incapace di apparire ineducato) - l'opportunità di immaginarlo concentrato in una conversazione a due, o agitarsi prima di un reading con tanto di atteggiamenti facciali, vocali, dialettali, mentali, sociali e corporali, o tutto ciò che di lui non so far a meno di indagare anche se questo mi fa sentire rapace e non c'entra molto con la letteratura se non in senso ingenuo-adolescenziale, con questa cosa che mi copre di ridicolo e che lo stesso non posso proprio evitare, avendo ormai fatto di lui una specie di icona dell'uomo, dello scrittore e della letteratura postmoderna - di fronte all'imbarazzo provato almeno tre volte in pochi giorni di dover spiegare che non stavo leggendo un manuale di psicologia becera per rafforzare l'autostima, ma la trascrizione di un'intervista fiume a un mito letterario autore di un romanzo di culto, ultima frontiera dell'immaginabile sui meccansimi e sull'evoluzione del mondo contemporaneo, oltre il quale al momento direi che c'è poco o niente.A parte la postfazione intrisa di sentimentalismo che ho felicemente abbandonato e poi ripreso solo alla fine del volume, una tentazione squallida a cui Lipsky avrebbe dovuto resistere e che Minimum Fax non avrebbe dovuto accettare di pubblicare, la scelta di trascrivere le conversazioni registrate con l'aggiunta di soli appunti di Lipsky appena rielaborati (o rielaborati così bene da farli apparire autentici) è un lavoro riuscito (e se questa possibilità faceva tremare Wallace, convinto che la trascrizione letterale delle sue parole gli avrebbe fatto fare la figura dello stupido, credo che si possano peggiorare le cose di molto aggiungendo o elaborando certi dialoghi, più che lasciando le cose come stanno, soprattutto nel suo caso).
Non tutto in queste conversazioni è soprendente; molte delle cose dette da Wallace a Lipsky e da lui sbobinate le avevo già lette in stralci di interviste rilasciate a Zadie Smith ne La ragazza dai capelli strani, o sono conferme di teorie espresse nei racconti, o in Infinite Jest. Ma il materiale è ricco. I riferimenti più interessanti a Infinite Jest riguardano l'impianto di tutta la costruzione tematica sulla dipendenza dalle sostanze e dall'intrattenimento come metafora di una tendenza generale dell'uomo moderno a dimenticarsi di se stesso attraverso l'illusione della gratifica materiale e della distrazione, utilizzando questo sollievo per chiudere temporaneamente l'abisso di infelicità su cui vive e che si rispalanca davanti ai suoi occhi con la solita puntualità e con in più l'aggravante di dover chiudere una falla di aspettative di gran lunga superiore.
Quello che non smette di stupire veramente di Wallace in fin dei conti è che sia morto e che non avremo più materiale di cui parlare, perchè tutto ciò che si trova in giro scritto su di lui, da lui o da altri sembra essere un'enorme domanda rimasta in sospeso su come dovremmo interpretare l'esistenza, e potendo, riuscire a plasmarla in modo che sia sopportabile.
"... perciò sto facendo questo gioco delicato: non voglio fare lo stronzo, ma non voglio neanche prestarmi a qualunque cosa."
"Tu non sei mica una persona cattiva, ma questa roba mi fa veramente male, mi rende insicuro. Più visibilità ottengo come persona, più questa mi danneggia come scrittore. Ma a questa intervista ho detto sì, per poter dire no senza sentirmi in colpa a un altro paio di cose che sono molto più nocive."
"Certo, esiste una forma di insicurezza utile. Ma poi c'è l'insicurezza nociva, paralizzante, come una banda di beduini che ti stupra la psiche."
"E come puoi vedere, in fondo non sono uno scrittore eremita, non sto dicendo no a questa cosa, sto solo cercando di farla con la dovuta cautela. Il mio incubo è che possa cominciare a piacermi. E diventare uno di quegli individui orrendi, sai, della serie... « To', un'altra festa per la pubblicazione di un libro, ed ecco Dave che infila la testa nella foto». Preferirei morire. Preferirei morire. Perchè proprio non voglio essere visto in quel modo."
"Non c'è nulla di più grottesco di uno che va in giro a dire: « Sono uno scrittore, sono uno scrittore». E' una linea molto sottile. Non mi dà fastidio comparire su Rolling Stone, ma non voglio comparire su Rolling Stone come uno che non vede l'ora di apparire su Rolling Stone.
E' il tipico balletto postmoderno, di questo si tratta. Quindi la mia preoccupazione è... non è che io abbia tutta questa integrità, in fondo. Perchè quello che mi preoccupa davvero è apparire come il tipo di persona che frequenta certe feste. Ecco, la differenza fra questo ed essere la persona che non vuole frequentarle non mi è molto chiara."
"E poi ovviamente c'è una piccola parte di me a cui questa cosa piace. Ma a quella piccola parte di me non lascio prendere il comando."
"(...) credo che per chi scrive, parte della motivazione stia nel fatto di imporre se stesso e la propria coscienza agli altri. C'è un'arroganza incredibile anche solo nel provare a scrivere qualcosa; figuriamoci nell'aspettarsi che qualcuno paghi dei soldi per leggere quello che hai scritto. "
"(...) nella scrittura ci sono pochissime frasi innocenti."
"Quello che mi piacerebbe da morire sarebbe scrivere un articolo su uno di voi giornalisti che sta scrivendo un articolo su di me. Sarebbe sicuramente troppo postmoderno e lezioso per farlo davvero. Ma sarebbe molto interessante. Sarebbe un modo per riprendere, almeno in parte, il controllo."
"Steve Erickson, Tours of the Black Clock: quello è veramente una bomba. E il primo libro di Bret Ellis, quello mi è sembrato molto, molto potente. Mentre American Psycho... secondo me l'agente e l'editore non gli hanno fatto un buon servizio anche solo a lasciarglielo pubblicare (...)"
"Non sapevo nemmeno che fosse uscito un nuovo libro di Jayne Anne Phillips (...) Mi sono praticamente perso quattro anni di questa roba. E guarda, non mi dispiace non fare più parte di quel mondo. Di fatto, lì in mezzo non c'è altro che invidia, e una buona dose di fuffa, e via dicendo. Però ripeto, non è che io sia moralmente superiore. E' solo che... il male che mi fa sopravanza tutte le belle sensazioni che mi provoca."
"(...) perchè ciò che vendono [gli scrittori] non sono i loro lineamenti, il fisico o lo charme: è più personale, è il loro cervello, il loro essere, e dunque vanno in paranoia come farebbe un'attricetta per il suo naso o il suo girovita. Come faccio a coltivare questa cosa che mi sta facendo guadagnare elogi e soldi? Come faccio a proteggerla ed espanderla? E in fondo, cos'è che piace di me alla gente?"
"Oddio, se il libro passa per una sorta di denuncia contro l'intrattenimento, allora è un fiasco. Parla, come dire, del nostro rapporto con questa cosa. Non vuole essere un romanzo sulla droga, sulla disintossicazione dalla droga. E' solo che la droga funge un pò da metafora per quella sorta di continuum della dipendenza che secondo me sta alla base del nostro modo di relazionarci, come cultura, a tutte le cose viventi."
"Volevo scrivere qualcosa che parlasse a livello molto, molto profondo dell'America. (...) E tutte quelle pagine sugli Alcolisti Anonimi, nel romanzo, erano soprattutto un pretesto per cercare di... in un libro, da Dostoevskij in poi, diciamo, è molto deifficile parlare del rapporto della gente con una qualunque forma di divinità. Insomma, la cultura di oggi sembra che non lo permetta proprio. Mi spiego? No, no. I personaggi realistici e plausibili non se ne stanno lì a parlare di 'sta roba. Mi spiego? Quindi... non lo so. Ma appena comincio a parlarne a voce, subito mi sembra tutto... primo: molto vago. Secondo: molto riduttivo. Invece la questione per me era talmente complicata che ecco, mi ci sono volute 1600 pagine di roba strana e sghemba anche solo per cominciare ad affrontarla. E mi sento stupido, a parlarne."
"E la tensione da nasce il libro è il tentativo di renderlo [l'intrattenimento] al tempo stesso estremamente capace di intrattenere il lettore, ma anche un pò distorto, in modo che gli apra gli occhi su alcuni degli aspetti sinistri dell'intrattenimento."
"Perchè sulla pagina la roba detta a voce non sembra detta a voce. Sembra solo assurda."
"Per me buona parte dell'esperienza estetica è... è erotica. In una certa misura questo dipende dallo strano tipo di intimità che si crea tra fruitore e autore."
22/11/11
Parigi, nel giorno di Santo Stefano del 1908
"Anche l'arte è solo una maniera di vivere, e a essa ci possiamo preparare, senza saperlo, vivendo in qualche modo; in ogni cosa reale le siamo più prossimi e vicini che nelle irreali professioni semiartistiche, le quali, mentre si fingono vicine all'arte, in pratica ne negano e confutano l'esistenza; così è ad esempio dell'intero giornalismo e di quasi tutta la critica, e di tre quarti di ciò che si chiama e vorrebbe chiamarsi letteratura."
(Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta)
17/11/11
Rubino
Ho viaggiato spostandomi nel tempo immobile e tutto intorno lo spazio in movimento, i tentativi di fissare istanti, gli sguardi come spilli appuntati su vapori freddi, strutture, incomprensioni, ciottoli, silenzi. Anche stavolta è stato un gioco infantile e senza frutti, quello di un'ombra stanca traslata in un tempo destinato ad altri (che infatti ha un odore diverso).
Forse ha a che fare con l'incapacità di far coincidere perfettamente il ritaglio con i contorni della sagoma bianca, il presente.
Un desiderio indistinto freme sul letto di aspettative rinnovate, in cerca di una forma, o di un'assenza di forma, che ha sempre un sapore invitante. Il linguaggio si sveglia, niente ha più voglia di dormire.
Nel bicchiere il vino ondeggia ancora scintillante.
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