06/06/10

Un essere femminile

Sottile e fluida la sensazione cresce e si nutre, di vaghezza e confusione, del non sapere esattamente cosa le sia lecito provare e pensare. Non riesce a leggere! Un sintomo, certamente, non può essere altro. Un essere femminile. Seguendo la strada di dire e fare senza mai scoprire il perché dell'uno o dell'altro ha imparato a convivere con l'inganno interiore, il vezzo vacuo della menzogna. Così ora sa custodire un cielo sterminato di segreti credendosi ingenuamente (o ipocritamente?) al riparo, protetta contro una generica colpa buona per tutto ciò che la sua mente vivace osa, saper immaginare o desiderare, quando le va di farlo, disubbidire, squarciare i veli sacri della convenienza, dell'equilibrio, dell'ordine. Ultimamente la senti dire spesso, cosa resta se non l'arte? E l'amore c'entra con l'arte? Ma poi si lascia cadere nei liquidi ondeggiamenti dei suoi si e no, scosta una ciocca dalla fronte, rilascia un sospiro. Non alza quasi mai gli occhi. Ma nessun essere é tarato per custodire una distesa segreta di sé tanto vasta: chiunque finirebbe per perdersi lì dentro. L'oltraggio e la derisione a cui si sottopone lasciandosi inondare dallo smarrimento non ha ragione d'essere né di non essere. Così la segretezza diventa una forma perversa di libertà, che altrimenti non saprebbe più procurarsi.
Scendi, posa il copione riprendi domani - suona dolce l' invito dalla platea - hai tutto il tempo per pensarci. Sorride scuotendo la testa. Portami fuori allora. E' sempre quella strana sensazione, che non ci sia altro oltre il buio della sala. Si sistema sulla sedia e improvvisamente sembra a disagio in questi suoi anni; tira su una bretellina scesa lungo la spalla e si chiede ancora qualcosa: se scegliere di essere madri non sia il modo più veloce per scivolare verso il ricatto perpetuo. Gli occhi le si annuvolano l'istante di un pensiero. E' già passato. Si alza, prende la stoffa del vestito tra le mani e gira su se stessa cercando il vento, poi si ferma, guarda lontano. E' quasi una danza quando scende.

13 commenti:

Ottorizzontale ha detto...

Post meraviglioso! Ho avuto la sensazione che questa donna, descritta immersa nei suoi pensieri giusti e sbagliati, nelle sue fantasie, avesse bisogno soltanto di un abbraccio...

Alex ha detto...

...se scegliere di essere madri non sia il modo più veloce per scivolare verso il ricatto perpetuo.

Qui tocchi un punto forte, Elena, è una frase che fa rumore- nel fondo- rispetto alla prima parte...La sensibilità umana è di certo ricca di infinite sfumature, ma io non ci trovo nulla di "meraviglioso"! Se voglio leggere ciò che scrivi - e allora ti dirò che può mettere paura. C'è anche del mistero vissuto con golosità ("Così la segretezza diventa una forma perversa di libertà, che altrimenti non saprebbe più procurarsi"). Potrebbe essere un buon inizio per lo studio di un personaggio o, meglio ancora, di una situazione. Io amo scrivere, il gesto o il fatto di per sé, e penso che tu abbia una buona padronanza della frase, nel senso che ti piace scolpirla e si sente.
Grazie per aver condiviso tutto ciò, ciao

Elena ha detto...

Ottorizzontale, grazie.
Ciao Alex. E' così, fa paura. Credo che sia l'evidenza che siamo una mescola complicata di pensieri leggeri e forti, che la durezza convive con la sensibilità, e si alternano continuamente nel prevalere. Vince a volte - finalmente - la voglia di capirsi senza nascondersi, anche quando non conviene, quando costringe a fare i conti con cose di noi che non ci piacciono affatto.
Scolpire la frase, é una bella espressione. Mi piace si. Vorrei avere tante risorse in più.
Tu ami scrivere, si legge benissimo nei tuoi post. E altrove forse?

Alex ha detto...

Scrivo anche altrove, certo...Ho pubblicato dei racconti su alcune antologie, qualche volta ne lascio anche su Finzioni occidentali, l'altro mio blog. Per esempio qui trovi uno degli ultimi:
http://finzionioccidentali.splinder.com/post/22798050/questa-nota-di-carne-che-e-in-me

Per il resto, sono d'accordo con te sulla "voglia di capirsi senza nascondersi", anzi, credo che sia l'unico reale valore della scrittura, spesso occultato da altri discorsi più convenienti.
E' sempre la solitudine che ripaga, alla fine; un luogo poco luminoso, secondo alcuni, ma non per noi. E tu, altre scritture in altri luoghi?

Elena ha detto...

Io, no, nessun altro luogo di scrittura. Ma la scrittura, il fatto e il gesto, l'idea e la sostanza, la scrittura lettura, la lettura-scrittura, non sono mai state altro da me. Anche se per lungo tempo l'ho creduto.
A presto Alex

Elena

Alex ha detto...

Capisco il senso, credo, di questa frase "la lettura-scrittura, non sono mai state altro da me", ma mi piacerebbe che tu me ne dessi un'idea più precisa o, se preferisci, più personale.
Per me, ad esempio, significa che devo sempre entrare e uscire da un libro, anche se non ho ancora scritto niente quel certo giorno o a quell'ora; e viceversa, devo sapere che scrivo o che scriverò per poter anche leggere...Vuoi dire, insomma, che tra leggere e scrivere c'è un rapporto di dipendenza o si tratta di altro? Magari sono andato fuori strada.

Elena ha detto...

No non sei fuori strada Alex. Ne abbiamo già parlato dei filamenti che si intrecciano tra lettura e scrittura. E' un gesto che osserva costantemente sé stesso allo specchio. Io mi considero una lettrice. Ma mentre leggo contemplo la scrittura e ne vengo travolta. Come quando tu leggi per scrivere e quando lo fai, quando scrivi - chi scrive davvero lo fa così- lo fai leggendo, leggendoti. E per poter leggere tutto ciò che devi.

Alex ha detto...

Ciao Elena, capisco il tuo punto di vista di lettrice. Anch'io mi sono sempre considerato, essenzialmente, un lettore. Ma sono incerto sull'ultima parte del tuo discorso, dato che quando scrivo non è proprio una lettura che avviene quanto una sorta di attraversamento delle parole, più fluido e più complicato che se stessi leggendo...Penso ci sia una differenza, difficile da dire, ma c'è comunque. Non appena esco dal testo, allora sì vengo preso da quella buona volontà che metto soltanto nel leggere?

Comunque sia, leggere ti ha fatto bene perché se scrivi non lo fai affatto male. Continua così, non abbandoniamoci soltanto a una delle due parti (che non sono tali, dirai tu...)

Elena ha detto...

Immagino che esistano tanti modi di attraversare le parole anche per una sola persona, quindi trovo giusto da parte tua sottolineare la complessità interiore e contingente che determina e accompagna il gesto e l'idea, che sia progetto o spinta emotiva e poco consapevole a scrivere.
Grazie di portare qui il tuo pensiero, Alex. E' un bell'incoraggiamento, il tuo.

giulia ha detto...

Tutto molto bello, anche i commenti. Ascoclto, imparo e ti ringrazio
Giulia

Elena ha detto...

Ciao Giulia,
ringrazio te, delle tue orme qui.

Un abbraccio
Elena

adriana ha detto...

Tutto molto interessante. Si.

Elena ha detto...

Ciao cara Adriana, ci sei. Lo so che ci sei.
Elena