07/10/09

Conservare se stessi, Carver

Ho letto Conservazione di Carver, il terzo racconto di Cattedrale.
Mi è piaciuto molto più di Vitamine. Mi è piaciuto: osservare con chiarezza dal di fuori i segnali impercettibili di qualcosa che sta accadendo dentro; lo sforzo silenzioso da parte di qualcuno di interpretare e riconoscere questi segnali, la difficoltà di ammettere e contrastare lo scivolamento progressivo di qualcun altro verso lo sgretolamento di sè innescato altrettanto silenziosamente da vicende contingenti. Il silenzio nitido delle cose che accadono.
Si potrebbe dire di tutta la letteratura forse, che sia uno sguardo (sospeso, neutrale) dal di fuori di qualcosa che sta dentro, o che dovrebbe esserlo, ma no. No riferito soprattutto a neutrale. Wallace, nel cui scherzo infinito sto ancora navigando, è uno sguardo dall'interno su ciò che dal di fuori non si vede di quanto abbiamo dentro. E' anche contemporaneamente un faro puntato dal di fuori su ciò che c'è fuori.
In letteratura (certo come in ogni altra forma d'arte) è una questione di aspettative. Le mie aspettative in letteratura prevedono una certa dose di soggezione intellettuale nei confronti di uno scrittore, per riconoscerlo degno del suo "titolo". L'imprinting di certi classici non si elimina, e anche volendo tenere conto di come si sia evoluta o stia evolvendo la letteratura, leggendo, cercherò sempre quel tipo di folgorazione. Leggendo Vitamine non ho provato il giusto grado di soggezione, credo. Conservazione senza folgorarmi mi è piaciuto, continuerò a leggere Cattedrale. Potrei anche scoprire di saper leggere in un altro modo. Slegata, per così dire.

8 commenti:

Gioacchino ha detto...

Ciò che rende possibile, reale - non solo realistico - i fenomeni che hai descritto è lo sguardo del lettore. Nella scrittura, l'osservazione di fenomeni ed eventi è sostituita dall'immaginazione. Dove questa non può arrivare, per limiti che si riscontrano anche nella riflessione privata e solitaria, subentrano tecniche narrative particolari, che servono spesso a rendere più accettabile il dubbio, il mistero, la reticenza. Una distinzione fra tipologie di scritture potrebbe essere fatta sulla base di quanto un autore è penetrato nel mistero che vuole raccontare prima di innescare i meccanismi dell'immagionazione, e anche sulle sue capacità di riportare sulla carta, senza soluzione di continuità, il vero e il falso del proprio processo di ricerca. In questo senso le possiblità mi sembrano infinite. Ciao,

Gioacchino

Elena ha detto...

Ciao Gioacchino.
Ugualmente infinite sono le possibilità di recepire o non recepire, sulla base di variabili soggettive e contingenti, certi meccanismi attraverso la lettura. E' nella combinazione di tutti questi elementi che si decide il rapporto "privato" tra chi scrive e chi legge.
Elena

O'Keeffe ha detto...

anche la vita è una questione di aspettative

Elena ha detto...

Anche l'amicizia l'amore e tutti i suoi sfumati o estremi derivati. C'è che da un giorno all'altro puoi trovarti con aspettative completamente nuove.
Ciao O'Keeffe

ettroe fobo ha detto...

Ci sono scrittori con cui è impossibile familiarizzare, e credo che sia questo che tu intendi per soggezione. Altrimenti non ti seguo. Intendi dire che bisogna fare dell’artista una creatura al di sopra della altre, verso cui tributare una forma di venerazione ? Che poi è quello che a me accade spesso, ma poi mi pento. Il termine soggezione mi inquieta, esagerando un po’ mi riporta addirittura al timor di Dio. Uno studioso di Cabala una volta ha scritto che bisogna accostarsi alla parola di Dio alle sacre scritture, “tutti sudati e tutti tremanti “; non è un approccio alla parola scritta che mi sento di condividere. Non ho ancora capito se vale la pena leggere Cattedrale. Aspetto altri commenti. Ciao.

Elena ha detto...

Parlo di empatia, Ettore, però devo ammetterlo, la mia è una forma di venerazione, d'altra parte tutti prima o poi finiscono per venerare qualcosa. Per un periodo ho letteralmente venerato la musica e chiunque la facesse, contemporaneamente è nata la mia venerazione per l'intelligenza che sa esprimersi attraverso la parola scritta. Credo che si veneri ciò che provoca piacere. La musica, gli stupefacenti, dio, il sesso, lo sport, la politica, il pensiero. A ciascuno il suo. Il piacere del pensiero è sottile e complesso. Considerarlo fonte di piacere non esclude che si possa avere anche un minimo di capacità critica.
Non sarà un approccio da consigliare questo, e non era mia intenzione farlo, ma è sicuramente il mio. Su Cattedrale e in generale non so se troverai mai quel tipo di risposta, se valga la pena leggere qualcosa o meno, qui. Non scrivo recensioni, solo impressioni, che per quanto motivate sono ovviamente personali su ciò che leggo. La mia idea comunque è che valga la pena leggere tutto ciò che non si decide di abbandonare
Ciao
Elena

bardamino ha detto...

Venerazione. Sono d'accordo. E una cosa che ho trovato, www.virtuallybaroque.com. Ciao. (bamborino)

Elena ha detto...

Ah, adesso mi è venuto in mente il perchè ho in mente Balzac da un pò..
E questo link, grazie davvero.
A proposito di venerazione immagino.
Ciao,

Elena